mercoledì 24 settembre 2014

Pinte e bicchieri

Obongo è italiano e sua moglie è irlandese.
I due tornano in Irlanda dopo una vacanza in Italia e si recano dalla famiglia di lei.
In particolare Obongo ha portato da casa un’eccezionale grappa centellinata da regalare al suocero, il vecchio O’bongs, amante di distillati e affini.
Trattandosi di un grande appassionato della qualità, ma anche e soprattutto della quantità, Obongo si preoccupa di donare la preziosa bottiglia insieme ad alcune importanti istruzioni per l’uso.
O’bongs è ben avvezzo al whiskey irlandese, che comunque, salvo rare eccezioni, ha una gradazione attorno ai “soli” 40 gradi e visto che sorseggiare superalcolici è una pratica abbastanza consolidata, non pensa che ci possano essere grossi problemi a bere la grappa nella stessa misura, con l’aggravante che è trasparente e sembra acqua di fonte.
La grappa in questione però ha una gradazione alcoolica di circa 60 gradi ed Obongo suggerisce caldamente che venga consumata in piccolissime dosi, onde evitare problemi.
Se questo consiglio può sembrare superfluo a chi legge, basti pensare che in Irlanda non è possibile acquistare l'alcool, puro o etilico, nei supermercati: alcuni sconsiderati avventori lo compravano infatti per berselo, con conseguenze tutto sommato divertenti per l’osservatore occasionale, ma perentoriamente definitive per i loro fegati ed altri organi vitali coinvolti.

– “Prendo una pinta?”
– “No, signor O’bongs, una pinta è decisamente troppo”
– “Ma sei sicuro? Sembra acqua, una pinta è la quantità giusta”
– “Glielo garantisco, una pinta di grappa è troppo; basta un bicchierino”
– “Vuoi farmi bere come una femmina? Dai basta scherzare, prendo una pinta”
– “Non sto scherzando, mi creda: basta un bicchierino”
– “Io non ho bicchierini per i miei drink, solo pinte e bicchieri”
– “Allora un bicchiere, ma giusto un dito”
– “Sì, un dito, ma messo per così” [punta l’indice sul tavolo e ridacchia a voce alta]

Le timide rimostranze di Obongo si fermano là dove inizia il rispetto per la persona più anziana ed il bicchiere viene riempito per intero di grappa liscia.
E per quanto irlandese e ferratissimo in materia di superalcolici, O’bongs cade vittima della poderosa bevanda, distillata da qualche eremita annoiato che non aveva di meglio da fare che coniugare diabolicamente spirito ed erbe di montagna; molto del primo e giusto un accenno delle seconde.
Due giorni dopo un’orribile alternanza di mal di pancia e vomiti, O’bongs si ristabilisce e, bottiglia in mano, si confronta con Obongo.

– “Questa grappa è andata a male”
– “Ma no, è buona glielo assicuro, solo che va bevuta nella quantità giusta, l’avevo avvisata”

O’bongs, memore della conversazione avuta in precedenza, si ferma a riflettere un momento.
Obongo lo guarda e sta per rinforzare la sua teoria, quando O’bongs chiosa: “Hai ragione, è la quantità che non va bene”
Obongo annuisce con un sorriso benevolo, contento di avere portato alla ragione il testardo suocero.

O’bongs conclude: “Non berrò mai più come una femmina; ci voleva una pinta!”


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