Riecco il folletto Frittata, uno dei primissimi pezzi di Obongo.
Visto che alcune parti non mi convincevano più tanto, l'ho ritoccato qua e là.
Per i curiosi, la versione originale potete leggerla qui.
C’era una volta un bo... un bo...
un bo... un bosco incantato dove viveva un folletto che si chiamava Frittata.
“Chissà perché mi chiamo così?”
pensava.
Frittata era un tipo un po’ matto e
pesava 100 grammi.
Abitava sotto un fungo cresciuto
sotto l’unghia incarnita dell’alluce sinistro di un orco, dal nome che era
tutto un programma: Granp.
Il buon Frittata (“Che nome strano
che ho, non mi piace”, disse all'autore) soffriva molto per il fetore emanato
dal Granp orco e, per non finire intossicato, cercò di mettersi dei tappi nel
naso ma sbagliò mira e se li infilò nelle orecchie.
“Hurrà! Non sento più la puzza! Non
sento più niente!” esultò festante rivolto verso un suo amico che gli rispose:
“--------? ------------! -----, -------!”
A quel punto sprofondò nella
disperazione più nera in quanto oltre a non udire non vedeva più nulla, mentre
poteva ancora sentire tutto il fetido olezzo.
Comperò allora una maschera modernàs da mettersi sul volto; ma dopo
poco capì che quello che gli serviva era invece una maschera antigas.
Perennemente isolato per via del
terribile puzzo e costretto ad indossare sempre la maschera, Frittata continuò
a vivere sotto il suo fungo, ma capì che il problema non era risotto.
Anelava per se una vita migliore
trovando che fosse normale per un folletto avere una forte aspirazione.
Frittata (“Dovevi essere ubriaco
quando mi hai dato il nome”, protestò ancora nei confronti dell’autore) si
rivolse allora al saggio Sondipas, in cerca di una soluzione.
“Ho riflettuto a lungo figliolo,
sembravo uno specchio da quanto ho riflettuto ma ho trovato la soluzione al tuo
problema” disse Sondipas transitando rapido, “Ti ho scritto tutto qui sul
folletto delle istruzioni”.
“Vorrai dire ‘foglietto’, saggio Sondipas?”,
lo corresse Frittata.
Già sulla porta pronto ad
andarsene, Sondipas saggio esitò un istante per introdurre il suo assistente
“No, intendo proprio lui, Delleistruzioni, è il folletto che mi fa da
assistente”
Delleistruzioni sbottò “Non sono un
folletto, sono un toro!”
Sondipas si rivolse nuovamente a
Frittata “Non farci caso, è un tipo bugiardino. Avvicinati e guarda.”
Frittata si avvicinò a
Delleistruzioni e poté leggere l’appunto che il saggio Sondipas gli aveva
scritto sulla fronte col pennarello: “È il momento di fare un traslorco.”
Frittata (“Dai, cambiami il nome!”
suggerì indispettito all'autore) si decise quindi a migrare sotto un nuovo
fungo cresciuto su un’altra unghia di proprietà di un altro orco, possibilmente
più attento all'igiene personale.
Scelse il nuovo orco per il modo in
cui costui cantava le note alte oltre che per la dimensione della pancia, con
l’obiettivo dichiarato di migliorare il tenore di vita.
L’orco, che si chiamava Baleno, era
molto variopinto ed ospitava un’intera comunità, una folla di folletti, i
quali, dopo qualche tempo, avendolo preso in simpatia, lo elessero indaco.
Purtroppo in questa carica Frittata
non ne combinò una giusta e dopo poco tempo i suoi conorchini esasperati,
stavolta lo fecero indaco.
Sull'orco Baleno trovò però la sua
anima gemella.
Si sposò con un’affascinante elfa
che faceva la centralinista, nota a tutti come la folletta del telefono.
Ella aveva un buffo nome: Tento, ed
il nostro eroe visse felice e con Tento fino alla fine dei suoi giorni.
Ovvero fino all'indomani, in quanto
essendosi scordato i tappi nelle orecchie non sentì il clacson di un giaguar
che lo centrò in pieno spiaccicandolo sull'asfalto come una frittata.
“...Bastardo...” furono le ultime
parole del folletto e nessuno seppe mai se dirette al giaguar o all'autore.
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