lunedì 4 giugno 2012
L'ultimo volo del pollo
giovedì 12 maggio 2011
Lost in translescion
A tavola a casa dell'amico Obongo siedono amici e parenti e la sua fidanzata spagnola Obonghiña.
I fantastici bucatini all'amatriciana sono il perfetto condimento di un caldo pomeriggio primaverile romano.
I commensali ridono e scherzano e conversano del più e del meno.
Il pranzo termina, la tavola viene sparecchiata e Obonghiña si offre per lavare i piatti.
Chiaramente Obongo le dice di non preoccuparsi, da perfetto ospite e galantuomo italiano.
Obonghiña timidamente protesta nel suo italiano spagnoleggiante, muy caliente ma ancora un po' stentato:
"Ma dai, lassame lavare i piati! Fami fare hualchecossa"
"No, non preoccuparti cara. Grazie, ci penso io dopo."
"Ma non me fai mai farre niennte. Jo vengo siempre a mangiare qui a cassa tua e non poso neanche aiuttare un poqo"
"Cara, davvero non c'è bisogno..."
"Uffi... Mi fai sentire come... Como se dize... Una succhiante! Ecco, mi sento una succhiante!"
Obongo ed il resto dei commensali, come vere e proprie sanguisughe, si attaccarono alla maldestra traduzione per sbellicarsi dalle risate mentre la povera Obonghiña intuiva che aveva ancora molto da approfondire sul tema "Parassiti e sesso orale nelle figure retoriche dell'italiano moderno".
Oggetto volante non identificato.
Obongo e sua moglie Obongjija si sono appena trasferiti in Italia, dove la signora proveniente dalla Serbia sta, giorno dopo giorno e con invidiabile rapidità, migliorando le sue conoscenze linguistiche.
La parlata fluente è ancora lontana, ma il lessico migliora sempre più, vocabolo dopo vocabolo.
A casa degli amici Obongassa, una sera, Obongjija si intrattiene a giocare un po' col piccolo Obonghino.
Dalla montagna di giocattoli sbuca fuori un trenino.
"Questo è treno?" chiede Obongjija a Obongo prima di continuare a giocare con Obonghino.
"Si" conferma premuroso il marito.
E' poi la volta di un galeone dei pirati.
"Come si chiama grande nave?" chiede Obongjija con grande curiosità.
"Galeone dei pirati" risponde puntuale Obongo.
"Ah, galeone dei pirati" e via il gioco con Obonghino riprende.
Ecco che arriva il momento di un mostruoso pipistrello di plastica, che Obonghino passa ad Obongjija.
Obongjija osserva il pipistrello.
Il pipistrello osserva Obongjija.
Obonjija chiede ad Obongo:
"Questo si chiama pompinello?"
La risposta fu "no" anche se per un attimo l'alternativa "dipende dall'uso che se ne fa" sembrò accettabile al divertito Obongo.
Offrile qualcosa di estremo.
Un ritrovo a casa di Ziubongo tornato da poco dagli Stati Uniti con alcuni amici ed amiche per trascorrere le vacanze estive.
Un po' perchè gli statunitensi non capitano tutti i giorni da quelle parti, un po' perchè l'ospitalità e la cortesia scorrono nelle vene dei sardi, tutti sono gentili e cercano di fare un po' di conversazione con gli ospiti stranieri, incluso Obongo la cui padronanza della lingua inglese rasenta il ridicolo.
Tra una pizza ed una bevanda, un "uazziorneim" ed un "ai don spichinglisc veri uel", la serata prosegue amena senza particolari intoppi.
Ad un certo punto Obongo nota il bicchiere vuoto della spaesata Obongrace e capisce che la ragazza ha sete.
"Ugiulaik som bir (Would you like some beer)" chiede Obongo alla meno peggio.
"No thanks, I don't drink beer" replica Obongrace con un sorriso.
"Coca cola" chiede Obongo non sapendo neanche tradurre Coca Cola in inglese ed indicando col dito la bottiglia.
"No thanks" replica nuovamente Obongrace che però dava chiaramente la sensazione di essere assetata.
Giunto al termine delle frasi conosciute e vedendo che riusciva tutto sommato a farsi capire, Obongo decide di addentrarsi nel territorio della traduzione estemporanea, forse aiutato anche dalla suddetta "bir" da lui bevuta, invece, in abbondante quantità.
Pensa tra sé e sé, mentre adocchia la caraffa del succo d'arancia: "Aranciata... mmm si può anche dire succo d'arancia!.. mmm... Succo... gius (juice), si dice gius, la so! Arancia, si dice oreing, iureing, aiureing (orange)... una cosa così... dai, la so!".
E mentre la regina di Inghilterra inspiegabilmente si accasciava a terra colta da un misterioso malore, Obongo formulò la sua formidabile domanda di cortesia: "ugiulaik som iuringius (Would you like some urin juice)?"
Il perchè Obongrace e a seguire tutti i presenti scoppiarono a ridere in preda a spasmi irrefrenabili sembrava ad Obongo un mistero, quello che mai come in quel momento, si sarebbe potuto definire, un giallo internazionale.
venerdì 14 gennaio 2011
Il granchio Dino
giovedì 8 ottobre 2009
Il biscotto di Obongo
Obongo e' tentato. Obongo decide.
Supermarket. Lista della spesa: farina, uova, miele, zucchero, margarina, lievito, c'e' tutto.
Forno a 180 gradi.
Un secondo chiaro segnale di impaccio arriva durante la cottura quando i biscotti dalle forme perfettamente tonde ritagliate dalla geometria del bicchiere iniziano a scomporsi nel forno improvvisando una sorta di bizzarro rituale di accoppiamento e ingigantendosi fino ad accavallarsi qua e la' gli uni sugli altri.
I 10 minuti passano e nel bel mezzo della caldissima orgia di batteri e farina Obongo estrae il prodotto finito dal forno.
L'assaggio fornisce immediatamente il verdetto: i biscotti originali e quelli fatti in casa da Obongo non hanno il benche' minimo denominatore comune ne' per sapore, ne' per forma e ne' tantomeno per consistenza.
Obongo, inguaribile ottimista, sostiene comunque che il biscotto originale cede il passo a quello da lui realizzato in determinate situazioni.
mercoledì 2 settembre 2009
Sbagliando si impara
Errare humanum est...
Questa storia comincia in una palestra dove due squadre si affrontano in una partita di pallavolo.
Il giovane Obongo si appresta a battere carico di adrenalina sentendo il peso della responsabilità di un tie-break giocato sul filo di lana.
Non un'artista della precisione, Obongo è comunque un discreto fabbro nel pestare la palla. Decide che è il momento di prendere un rischio e di tirare forte.
Fischio dell'arbitro.
Concentrazione.
Auto alzata.
Battuta al salto.
Impatto con la palla.
Cannonata.
Risultato: un perfetto servizio di rara potenza talmente indovinato che il povero ricevitore ne viene addirittura colpito.
Apoteosi. Festeggiamenti. Applausi. Adrenalina a palla.
Obongo torna in zona di battuta.
"Che si fa ora?", lo interrogano le voci nella sua testa.
"Abbiamo realizzato il punto e concretizzato un piccolo vantaggio, adesso è meglio battere con un po' più di sicurezza e lasciare che sia l'avversario a dover rischiare" suggerisce la Vocina Saggia.
"THUD! Prendi questo, vecchia babbiona!" replica la Vocina Temeraria zittendo la Saggia con un cazzotto.
Fischio dell'arbitro.
Concentrazione [occhio un po' invasato dal recente successo]
Auto alzata [sembrerebbe un pelino alta]
Battuta al salto [fumo che esce dalle orecchie con ringhio annesso]
Impatto con la palla [quasi perfetto]
Cannonata P A U R O S A.
Risultato: missile aria-aria che si infrange sul muro della palestra senza neanche rimbalzare una volta.
L'approssimativo gesto atletico stava per centrare in pieno un povero spettatore che assisteva all'incontro dal lato opposto a quello dal quale Obongo aveva battuto (distanza stimabile in buoni 25 metri).
... Perserverare autem Obongum.
Anni dopo il tentato omicidio, forte di tanta esperienza maturata in altrettanti allenamenti e partite, Obongo si trova in spiaggia per l'esordio ai campionati italiani di beach volley insieme all'amico e compagno di avventura Obongao.
Protagonisti di un torneo di qualificazione indecoroso, vengono miracolosamente ripescati e si trovano dunque a fronteggiare una delle teste di serie del torneo nel tabellone principale. Inaspettatamente i due Obonghi fanno partita e tengono botta fino quasi alla fine.
Obongo gasato come non mai va in battuta nel pieno del furore agonistico e si convince che è il momento buono per prendere un rischio.
La battuta che ne scaturisce è un ace imprendibile che scheggia la riga.
Apoteosi. Festeggiamenti. Applausi. Adrenalina a palla.
Obongo torna in zona di battuta.
Sottorete Obongao segnala gli schemi.
Solite vocine.
"Propenderei per una battuta di sicurezza. Ora gli avversari sono in difficoltà, serviamo una palla a velocità media in modo che debbano faticare per fare il punto", esclama convinta la vocina Saggia.
"ROCKANDROLL!!!" strilla la vocina Temeraria, così forte che Obongo non sente nient'altro e batte.
Si, come avrete già intuito, anche in quel caso l'impatto col pallone non fu del tutto ineccepibile.
Sarà perchè in spiaggia non c'erano muri abbastanza vicini che battuta umana potesse colpire senza un rimbalzo, sarà perchè Obongo aveva imparato dai propri errori, questa volta il secondo missile non andò a vuoto, schiantandosi bensì, nel pieno della sua scellerata corsa, sulla nuca dell'inerme Obongao.
Il cappellino semidivelto, gli occhiali da sole a penzoloni da un orecchio e l'espressione sconsolata dell'Obongao ferito resero chiare ad Obongo due cose: era ora di esplorare altre misure di potenza al servizio oltre "Forte" e "Fortissimo" e, soprattutto, se proprio doveva liberarne uno di violenza spropositata il bersaglio umano regalava le soddisfazioni migliori in termini di risate.

